HomeEventsMeetingIran: solidarietà deputati italiani per la resistenza iraniana

Iran: solidarietà deputati italiani per la resistenza iraniana

ImageRoma, 23 lug (Velino) – “Il regime dittatoriale al potere in Iran è la più grande minaccia per la comunità internazionale, non solo per il suo programma nucleare, ma anche per le emergenze in Iraq, per l’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo in Medio Oriente”. Né è convinta la maggioranza dei membri della Camera dei deputati, che ha firmato un appello di solidarietà con la resistenza iraniana. L’evento è stato presentato oggi e ha visto Carlo Ciccioli, vice presidente della commissione Affari sociali a Montecitorio, donare come gesto simbolico il libro contenente le firme a Maryam Rajavi, segretario generale del Consiglio di resistenza dell’Iran.

 “Il regime iraniano è il più grande problema mondiale da affrontare – ha affermato madame Rajavi -, e per farlo sono disponibili tre vie. La prima via è quella di proseguire il dialogo; la seconda è una guerra contro la Repubblica sciita e la terza, infine, è sostenere un cambiamento democratico che passa per il popolo iraniano e per la resistenza”.

Sul primo fronte, “oggi il Medio Oriente è in uno stato esplosivo, che minaccia la pace e la sicurezza internazionale. La fonte di questa crisi è la dittatura dei mullah e la politica di appagamento nei confronti di un regime che è l’epicentro dell’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo. Questa politica non darà nessun frutto e avvantaggerà solo il regime iraniano che continua a guadagnare tempo per portare a termine i suoi scopi – ha avvertito il segretario generale -. Il fallimento dei colloqui nucleari il 19 luglio scorso a Ginevra conferma di nuovo questa realtà. La negligenza nei confronti del regime lo incoraggia solo di più e – come prima della Guerra mondiale aveva avvisato Winston Churchill – e questa politica ci condurrà alla guerra”. Per quanto riguarda l’ipotesi di ricorrere all’uso delle armi”, questa non è una soluzione. “A rimetterci in questo caso sarebbe più che altro la popolazione che non ha colpe e che vuole la democrazia – ha aggiunto madame Rajavi -. L’unica via percorribile è quella di del cambiamento democratico”.

“Il popolo iraniano e la sua organizzata resistenza sono in grado di realizzare tale cambiamento – ha precisato la dissidente -. La resistenza che ha una vasta base popolare in Iran, forte di 120 mila martiri votati alla libertà e un numero elevato di sostenitori disposti a pagare qualsiasi prezzo per un cambiamento nel Paese, con una estesa rete composta da esuli all’estero e con programmi e pianificazioni ben precise per il futuro, ha le necessarie capacità per realizzare questo cambiamento. Come si è visto fino ad oggi, infatti, appoggiare i dissidenti si è rivelata la più grossa offensiva contro il regime del presidente Mahmoud Ahmadinejad e dei mullah. Tanto che è ben nota la ferocia politica con cui il capo dello Stato della repubblica sciita siede a ogni tavolo internazionale per chiedere la soppressione dei movimenti dei dissidenti. Perciٍ – ha concluso madame Rajavi -, chiediamo all’Unione europea e alla comunità internazionale di ascoltare le voci dei Parlamenti italiano, francese, belga e britannico e quindi di rimuovere l’etichetta terroristica dall’Organizzazione dei mojahedin del popolo iraniano”.

La questione, perٍ non è in agenda a Bruxelles, ma in Italia se ne discuterà dopo l’estate. A quanto ha spiegato Ciccioli al VELINO, l’idea è quella di presentare il provvedimento in Parlamento a settembre, in modo tale che sia discusso a ottobre. Alla fine dello stesso mese, infatti, gli Stati Uniti e altri Paesi rivedranno la composizione della lista delle organizzazioni terroristiche. E se anche l’Italia, dopo la Gran Bretagna, il Belgio e la Francia, rimuoverà i mojahedin dall’elenco, ciٍ avrà un peso sia in ambito Ue sia in quello americano. Soprattutto perché “i dissidenti – a quanto ha confermato la stessa madame Rajavi prima di incontrare il presidente della Camera, Gianfranco Fini -, sono la fonte primaria delle informazioni sensibili che trapelano dalla Repubblica islamica”. Tanto che fu la resistenza il mese scorso a Bruxelles ad annunciare in una conferenza stampa che Teheran aveva acquisito alcune testate capaci di ospitare ordigni nucleari, batteriologici e chimici.