Il giornale.it, 10 dicembre – La minaccia americana sembra acqua passata, ma ora il presidente Mahmoud Ahmadinejad – o meglio Ahmadi-Pinochet come iniziano a chiamarlo i suoi studenti – deve fare i conti con la nuova imprevista rivolta delle università. Cova da settimane, esplode in tutta la sua rabbia ieri a mezzogiorno quando un migliaio di giovani si raccoglie davanti allateneo di Teheran. Gli slogan parlano chiaro, gli studenti pretendono la liberazione di tre compagni arrestati lo scorso maggio, esigono il ritorno allinsegnamento di numerosi professori allontanati dalle loro cattedre per aver espresso idee liberali.
La rabbia aumenta ancora di più davanti a un cancello inaspettatamente chiuso. «Ahmadi-Pinochet lIran non diventerà un nuovo Cile», urlano i megafoni. Una catena umana preme sulla cancellata che trema, sussulta, si piega. La torma di quasi mille studenti invade le strade dellateneo, dispiega striscioni con le immagini dei compagni arrestati, urla gli slogan della nuova protesta. «Vivere liberi o morire», recita il più acclamato. Tuttattorno si bruciano copie di Khayan, il quotidiano espressione degli ambienti più integralisti del regime. Dietro agli studenti sinfiltrano altri giovani e un bel po di passanti.
Alle due del pomeriggio i portavoce del Consolidamento dellUnità, lorganizzazione riformista che organizza la dimostrazione, annunciano la presenza di oltre mille e cinquecento persone. «Vogliamo la fine delle politiche oppressive, più diritti per tutti gli iraniani e la libertà per i nostri compagni in carcere», dichiara Mehdi Arabshahi, uno dei leader del Consolidamento dellUnità. La manifestazione è la più affollata dellultimo anno, ma la polizia si tiene alla larga. Lassalto ai cancelli delluniversità arriva dopo la protesta inscenata la scorsa settimana per chiedere la liberazione dei tre leader universitari incarcerati da maggio. Lo scorso ottobre i tre sono stati condannati a pesanti pene detentive con laccusa di aver stampato immagini anti-islamiche sui giornali universitari. I gruppi riformisti hanno definito una farsa il processo e hanno lanciato una campagna per limmediata scarcerazione.
