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Il 30 giugno il mondo vedrà un Iran alternativo

Il 15 maggio abbiamo presentato un editoriale sull’alternativa all’attuale regime in Iran
Ora, considerando il protrarsi delle proteste e delle rivolte in Iran, oltre ai recenti sviluppi internazionali contro il regime iraniano e alla vigilia del grande raduno del popolo iraniano a Parigi il 30 giugno, vale la pena di rivedere quell’editoriale.

Editoriale
Quello che spesso manca nelle discussioni sulla politica occidentale sull’Iran è il ruolo del popolo iraniano e dei suoi desideri. Una politica globale deve prima di tutto prendere in considerazione gli eventi sul terreno in Iran, altrimenti sbaglierebbe ancora nell’affrontare uno dei temi cruciali di politica estera degli ultimi tempi.
L’ondata di proteste iniziata alla fine dello scorso anno e continuata per mesi ha scosso non solo il regime al potere, ma tutto il mondo. Il popolo dell’Iran si è riversato nelle strade di tutto il Paese respingendo il regime clericale nella sua interezza. Gli slogan “Morte a Khamenei e Rouhani” e “Riformisti/intransigenti, il gioco è finito” non lasciano dubbi sul fatto che il popolo iraniano voglia un cambio di regime e nulla di meno. Il popolo ha chiesto una repubblica e un Iran libero. Con sorpresa di molti ‘esperti’ di Iran e governi in Occidente, il nucleo della gente per le strade di oltre 140 città era lo stesso settore della società che si pensava erroneamente fosse la base del potere del regime clericale. In effetti, è l’intera nazione che sta chiedendo un cambio di regime.

Il 30 giugno iraniani di tutto il mondo, liberi dal giogo dei mullah, si riuniranno a Parigi, in un evento straordinario: “Iran libero; l’alternativa”. Si prevede che decine di migliaia di iraniani parteciperanno al raduno. Ogni iraniano che partecipa alla manifestazione rappresenta decine, se non centinaia o migliaia, di coraggiosi iraniani all’interno del Paese che protestano chiedendo il cambio di regime. L’evento è già stato pubblicizzato all’interno dell’Iran attraverso i social media, e ad esso stanno giungendo messaggi di sostegno dalla società civile. Il popolo iraniano vede l’evento del 30 giugno come l’eco del proprio grido di libertà.
Il raduno annuale degli iraniani negli anni precedenti aveva attirato circa 100.000 partecipanti. Tuttavia, l’evento di quest’anno, data la situazione nazionale e gli sviluppi internazionali, è unico. L’evento annuncia l’alba della libertà per il popolo iraniano e la fine dell’incubo della diffusione del fondamentalismo islamico e dell’instabilità nella regione.

Maryam Rajavi – Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), che include la più grande forza di resistenza all’interno dell’Iran, l’OMPI (MEK) – ha affermato nel raduno annuale del 2017 che il cambio di regime in Iran è necessario e alla portata. L’ondata di proteste ha dimostrato la correttezza di questo messaggio, che a volte è stato accolto con un certo scetticismo da parte di governi e di molti ‘esperti dell’Iran’. Il messaggio di quest’anno è breve ma molto preciso: l’Iran ha un’alternativa democratica – quindi, si metta da parte l’idea fuorviante, sostenuta dalla lobby del regime iraniano, che il cambio di regime porterebbe al caos.

Per troppo tempo il popolo dell’Iran e le sue aspirazioni sono stati ignorati. Per molti anni l’Occidente ha guardato l’Iran attraverso lenti molto strette. È ora di capire che il regime dei mullah non può esistere senza la repressione in patria e l’esportazione del terrorismo. Il silenzio nei confronti dei mullah criminali, per non parlare del rafforzamento consapevole o inconsapevole dei responsabili e perpetratori del massacro della nazione iraniana, non farà altro che incoraggiare il bellicismo e l’esportazione del fondamentalismo e del terrorismo della dittatura religiosa. La fine della dittatura religiosa in Iran è un requisito per la pace, la democrazia, la sicurezza e la stabilità regionali. Questo è l’unico modo per porre fine alla guerra e alla crisi nella regione e prevenire una guerra più ampia.
È tempo di ascoltare il popolo iraniano, mettere da parte la vecchia inerzia e guardare all’alternativa ai mullah e alla prospettiva di un nuovo Iran, un Iran libero. Un Iran governato dallo stato di diritto. Un Iran in cui le donne godano della piena uguaglianza con gli uomini anche nella dirigenza politica. Un Iran in cui non ci sia spazio per il velo obbligatorio o per la costrizione nella religione. Un Iran in cui etnie nazionali e religiose vivano in armonia e lavorino insieme mano nella mano per ricostruire il Paese dalle rovine lasciate dai mullah.

Questo evento è anche unico perché, nel mezzo della partigianeria su entrambe le sponde dell’Atlantico, dignitari, politici e legislatori americani ed europei si uniranno per sostenere il popolo iraniano nel suo sogno di un Iran libero e democratico. Democratici e repubblicani, conservatori e democristiani così come socialdemocratici e socialisti prenderanno la parola durante la manifestazione insieme con i rappresentanti delle comunità iraniane.
La composizione degli iraniani presenti all’evento, il legame tra i milioni di persone nelle strade dell’Iran e le decine di migliaia di partecipanti a Parigi, e il fronte unito di iraniani di diverse tendenze politiche mostreranno che all’interno dell’opposizione organizzata esiste la capacità di guidare le proteste in Iran per il cambiamento definitivo. Il leader supremo del regime, Ali Khamenei, ha già espresso preoccupazione per il ruolo del MEK nell’organizzazione delle proteste in Iran.

Questo è il motivo per cui Hassan Rouhani ha rivolto al presidente della Francia la vergognosa richiesta di limitare le attività legittime del CNRI e del MEK.
L’anno scorso hanno partecipato al raduno oltre cinquecento personalità internazionali, tra cui ex Primi ministri, autorità governative e parlamentari. Fra loro dall’Europa gli ex ministri degli Esteri francese Bernard Kouchner e italiano Giulio Terzi, l’ex presidente del Bundestag tedesco Rita Suessmuth e l’ex ministro britannico per l’Irlanda del Nord Theresa Villiers; e dall’America l’ambasciatore John Bolton, il senatore Joe Lieberman, l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, il governatore Ed Rendell e l’ex presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Newt Gingrich.
Il raduno Iran Libero del 30 giugno 2018 presenterà al mondo un’alternativa al regime dei mullah per un futuro Iran libero e democratico.

 

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