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L’Assemblea Generale dell’ONU adotta la 62a risoluzione di condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran

Maryam Rajavi: “I mullah al potere, condannati per 62 volte dall’ONU devono essere processati per crimini contro l’umanità”

Giovedì 17 Dicembre 2015 l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una risoluzione che condanna fermamente le brutali e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran ed in particolare le esecuzioni arbitrarie e di massa, l’aumento della violenza e della discriminazione nei confronti delle donne e delle minoranze etniche e religiose. Questa è la 62a risoluzione che condanna il regime teocratico per le violazioni dei diritti umani.

Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha accolto con favore questa risoluzione dicendo: “L’aumento delle violazioni dei diritti umani in Iran e la condanna del regime teocratico da parte del massimo organismo internazionale avvenuta molte volte negli ultimi decenni, indicano chiaramente che questo regime non trova posto nella comunità internazionale e che da questa deve essere rifiutato. Gli assassini del popolo iraniano, nel cui oscuro passato si annoverano le esecuzioni di 120.000 prigionieri politici e sette massacri ad Ashraf e Liberty, devono essere incriminati dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU e processati per crimini contro l’umanità. Questo è il solo modo per rispettare il voto della maggioranza dei paesi contrari alle violazioni dei diritti umani in Iran negli ultimi 30 anni e in special modo alla luce del fatto che la maggior parte degli attuali leaders del regime hanno ricoperto ruoli chiave negli ultimi 35 anni, prendendo parte a crimini contro l’umanità”.

“L’erroneo calcolo secondo cui restando in silenzio di fronte alle violazioni dei diritti umani in Iran, il progetto nucleare e l’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo del regime potesse essere contenuto, è un errore pericoloso che scaturisce da interessi economici a breve termine e da miopi considerazioni politiche. Il regime teocratico considera questo immobilismo di fronte ai suoi crimini contro l’umanità, come un via libera a proseguire con le torture e le uccisioni e lo incoraggia a continuare a fomentare la guerra in Siria, in Iraq e nell’intera regione. Da la garanzia al regime che la comunità internazionale non voglia seriamente contrastare i suoi sforzi per ottenere le armi nucleari”, ha aggiunto Maryam Rajavi.

Questa risoluzione esprime “grave preoccupazione per l’allarmante frequenza e l’aumento dell’applicazione della pena di morte, nel disprezzo delle salvaguardie riconosciute a livello internazionale, … e per la continua imposizione e applicazione della pena di morte nei confronti di minori e di persone che all’epoca del loro crimine avevano meno di 18 anni” e chiede al regime iraniano “di abolire, per legge e nella pratica, le esecuzioni pubbliche… e le esecuzioni applicate in violazione dei suoi obblighi internazionali”. “Di garantire, per legge e nella pratica, che nessuno venga sottoposto a tortura o ad altri trattamenti o pene crudeli, disumane o degradanti”.

La risoluzione esprime grave preoccupazione per “ogni forma di discriminazione e di altre violazioni dei diritti umani delle donne e delle ragazze, per la violenza nei confronti di persone appartenenti a minoranze religiose riconosciute e non” e chiede l’eliminazione “nella legge e nella pratica di ogni forma di discriminazione di altre violazioni dei diritti umani di persone appartenenti a minoranze etniche, linguistiche o ad altre minoranze”.

La risoluzione chiede anche al regime “di porre fine alle gravi e diffuse limitazioni… al diritto di libertà di espressione, di opinione, di associazione e di pacifica assemblea e di rilasciare le persone detenute arbitrariamente”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

17 Dicembre 2015

 

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