sabato, Aprile 13, 2024
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Il regime iraniano chiude la prigione di Gohardasht per cancellare le prove dei crimini contro l’umanità nel massacro del 1988

Iran: Karaj, Gohardasht prison

Il regime clericale in Iran ha completamente chiuso la prigione di Gohardasht a Karaj (prigione Rajai Shahr), famigerata per essere stata teatro di un massacro e di crimini contro l’umanità avvenuti nel 1988, insieme ad altre esecuzioni criminali dai primi anni ‘80 fino ad oggi.
L’agenzia Mizan News, affiliata alla magistratura, ha annunciato il 5 agosto: “In linea con le decisioni prese durante la visita di Gholamhossein Mohseni Ejei, capo della magistratura, nella provincia di Alborz il 6 aprile, quasi la metà dei detenuti erano stati rilasciati entro il 1° luglio, tutti i detenuti sono stati trasferiti alla prigione di Qezel-Hesar entro il 5 agosto e la prigione di Gohardasht è stata chiusa”.
La prigione di Gohardasht, situata a nord della città di Karaj, è la prigione centrale per la provincia di Alborz. Il suo nome è profondamente associato al massacro dei prigionieri politici del 1988, durante il quale molti detenuti, anche quelli le cui pene erano terminate legalmente, furono riprocessati e giustiziati.
Durante il processo a Hamid Noury, ex guardia carceraria di Gohardasht, presso il tribunale distrettuale di Stoccolma in Svezia, i dettagli di crimini contro l’umanità sono stati rivelati da sopravvissuti e testimoni di quell’orribile massacro. Quelle scioccanti rivelazioni sono state ufficialmente registrate come prove giudiziarie.
Un modello di questa prigione è stato preparato dall’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK) ed è stato presentato in tribunale mentre il processo era temporaneamente convocato a Durazzo, Albania, nel novembre 2022. La replica mostrava chiaramente le camere di tortura, il “Corridoio della morte”, dove i prigionieri venivano bendati e messi in fila in attesa della loro esecuzione, e la sala delle esecuzioni, dove le vittime venivano impiccate in gruppi.

Il 5 agosto la magistratura del regime ha anche annunciato che, oltre alla chiusura di Gohardasht, anche le carceri centrali di Mashhad, Zanjan, Tabriz, Kermanshah, Yazd e Bijar nella provincia del Kurdistan saranno trasferite fuori dalle città.
Negli ultimi anni, il regime clericale in Iran ha continuato a intraprendere azioni per eliminare le prove e i luoghi delle sue atrocità, arrivando persino a distruggere le tombe delle sue vittime e costruire edifici e autostrade sulle fosse comuni anonime dove ha segretamente seppellito i prigionieri politici che ha giustiziato. Questo comportamento è un’ovvia continuazione dei loro crimini contro l’umanità.
Il 3 agosto, un’organizzazione per i diritti umani ha riferito che diversi prigionieri politici, tra cui Saman Yasin, Saeed Masouri, Afshin Baymani, Hamzeh Savari-Lifti, Matlub Ahmadinejad, Loghman Aminpour e Mohammad Shafi’i, erano stati trasferiti dalla prigione di Rajai Shahr a quella di Evin.
L’evacuazione dalla prigione di Gohardasht sembra essere stata condotta frettolosamente, senza lasciare ai detenuti alcuna possibilità di raccogliere i propri effetti personali e le proprie medicine.
Negli ultimi anni, la prigione di Gohardasht è tornata al centro dell’attenzione a causa del trasferimento di prigionieri politici legato alle proteste del 2009. Per decenni la prigione ha ospitato migliaia di prigionieri politici e vi si sono svolte le loro torture ed esecuzioni.
Organizzazioni per i diritti umani, tra le quali Amnesty International, hanno costantemente espresso preoccupazione per le spaventose condizioni dei detenuti, in particolare politici e prigionieri di coscienza, nella prigione di Gohardasht e l’hanno descritta come un luogo “disumano”.

 

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