mercoledì, Settembre 28, 2022
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Briefing: opzioni strategiche per contrastare la crescente minaccia iraniana

Mercoledì 15 l’ufficio di rappresentanza negli Stati Uniti del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) ha tenuto una conferenza stampa in cui sono state discusse le opzioni strategiche per contrastare la crescente minaccia iraniana. Il CNRI-USA ha anche presentato il suo libro appena pubblicato “IRAN: la crescente minaccia dei droni dell’IRGC; Lo stratagemma di un regime disperato per proiettare potenza e provocare la guerra”. All’evento hanno partecipato noti esperti e politici americani.

Alireza Jafarzadeh, vicedirettore della coalizione di opposizione iraniana CNRI – Ufficio di rappresentanza negli Stati Uniti, Washington, DC
Riveliamo per la prima volta un certo numero di compagnie di facciata dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) che gestiscono il programma di droni del regime. Queste compagnie hanno nomi civili ma sono al servizio dell’IRGC. Forniscono parti e accessori per il programma UAV [velivoli senza pilota – droni]. Stanno facendo ciò che l’IRGC non può fare da solo. Stanno aiutando l’IRGC a eludere le sanzioni. È una rete di contrabbando.
Dobbiamo affrontare con fermezza questo regime. Non dovrebbe essere concesso alcun alleggerimento delle sanzioni. È imperativo ripristinare tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Sen. Joe Lieberman

Joe Lieberman, senatore degli Stati Uniti (1989-2013)
Abbiamo la continua minaccia del terrorismo verso gli Stati Uniti, incluso il terrorismo sponsorizzato dallo Stato della Repubblica Islamica dell’Iran.
Sembra che si stia diffondendo l’opinione che gli Stati Uniti stiano cercando di ritirarsi dalle prime linee del Medio Oriente. Penso che sia un errore non solo in termini dei nostri princìpi e valori, ma anche rispetto al fatto che siamo molto impegnati in Medio Oriente oggi e questa possibilità sta causando preoccupazione tra i nostri alleati nella regione.
Siamo sulla strada sbagliata negli Stati Uniti nei nostri sforzi a Vienna per rientrare nel JCPOA [Piano d’Azione Globale Congiunto sul nucleare iraniano]. I tentativi sono ben intenzionati, ma non rispondono alla realtà di ciò che l’Iran sta facendo a Vienna o nel mondo. Sono altamente rischiosi.
Non è solo importante che gli Stati Uniti rafforzino la propria posizione per fare un passo indietro dai negoziati come stanno avvenendo ora, ma anche per andare verso un maggiore contenimento e maggiori restrizioni contro il regime.
La migliore opportunità per contrastare le impressioni lasciate con il ritiro dall’Afghanistan è essere più duri con l’Iran nel dire ai nostri alleati in Medio Oriente “Siamo con voi”.
A coloro che ci sfidano, questo dirà che non solo gli Stati Uniti seguono i loro princìpi, ma che siamo disposti a sollevarci, essere forti e combattere per loro.

Dobbiamo cambiare rotta verso l’Iran non solo per limitare le sue minacce, ma anche per sfruttare questa opportunità per dire ai nostri amici e ai nostri nemici che siamo disposti a essere duri.
Il regime in Iran ora torna al tavolo per negoziare il JCPOA, ma arriva con le mani sporche. Questo è un regime che ha irresponsabilmente violato i termini più importanti del JCPOA. C’erano determinati requisiti per l’Iran e li hanno violati, incluso l’arricchimento dell’uranio.
Hanno continuato ad essere aggressivi in Medio Oriente.
Il regime in Iran è diventato più totalitario nell’ultimo anno con la presidenza di Ebrahim Raisi – che dovrebbe essere davanti al tribunale dell’Aia invece che nell’ufficio presidenziale.
Il regime iraniano giustizia più persone in rapporto alla popolazione di qualsiasi altro Paese. L’Iran continua a prendere di mira i dissidenti politici e le minoranze con la pena capitale.
Questo è un regime brutale e disumano che non capisce cosa intendiamo per “Stato di diritto”.
È ora di fermare questo gioco che stanno giocando con noi, che è pericoloso e dà loro il tempo di realizzare il loro programma nucleare.

Amb. Robert Joseph

Amb. Robert Joseph, sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale (2005-2007)
Ci incontriamo in un momento cruciale per il futuro della dittatura religiosa dell’Iran. L’amministrazione Biden continua a cercare un accordo in tutti i colloqui nonostante il duro atteggiamento dell’Iran. L’amministrazione sembra entusiasta di pagare un prezzo alto per un cattivo accordo. E più alto è il prezzo, più risorse avrà il regime per il suo programma nucleare, il terrorismo nella regione e la repressione del suo stesso popolo.
La decisione corretta, sia politicamente che moralmente, è sostenere il popolo iraniano nella sua lotta per la libertà e la democrazia.
Questo è un regime deplorevole che vuole che il mondo si concentri sui negoziati del JCPOA per fornire un senso di legittimità e per distrarre dalla sua critica situazione interna.
Il rapporto pubblicato oggi fornisce una grande quantità di informazioni sul programma di droni del regime.
Avendo perso ogni legittimità, il regime vede la sua sopravvivenza nell’esportare la sua ideologia all’estero.
Mentre l’amministrazione Biden continua un tentativo donchisciottesco di ripristinare l’accordo del 2015, dobbiamo riflettere sulle conseguenze, inclusa la fornitura al regime di miliardi di dollari di risorse.
Il JCPOA era stato concepito come un mezzo per rafforzare la cosiddetta ‘fazione moderata’ nel regime. Ora sappiamo cosa è successo alla manna che è stata fornita al regime. L’Iran ha usato i soldi per droni, missili e gruppi terroristici che agiscono per suo conto nella regione.

Amb. Robert Joseph
La scelta di Raisi indica la bancarotta morale dei mullah.
Il popolo iraniano ha visto il suo amato Paese diventare una prigione per chi è dentro e un paria per chi lo vede dall’esterno.
Possiamo perseguire politiche sbagliate che forniscono sostegno agli oppressori, oppure possiamo aiutare il popolo iraniano a opporsi ai suoi oppressori. Placare un regime canaglia è la scelta sbagliata. La scelta giusta è sostenere la resistenza a questo regime.

David Shedd

David Shedd, direttore ad interim dell’Agenzia di Intelligence della Difesa (2014–2015)
Il regime iraniano dal 1979 ha avuto una definizione molto ampia di ciò che ritiene costituisca una politica estera essendo continuamente sull’offensiva. Andranno ovunque in qualsiasi momento e la loro portata è pervasiva. Inseguono chiunque esprima dissenso. Continuano a prendere di mira i dissidenti all’estero, i giornalisti, e non c’è fine di tutto questo in vista.
Trovo che non ci sia alcun segno di diminuzione della loro intenzione di perseguire coloro che si oppongono al regime e alzano la voce. L’elezione fraudolenta di Raisi e il ruolo di Khamenei nel sostenerlo sono segni che la loro persecuzione dell’opposizione all’estero diventerà ancora più dura. Non c’è limite a ciò che potrebbero usare in termini di strumenti a loro disposizione per farlo.
1 – L’uso asimmetrico della tecnologia si applica all’Iran: il programma dei droni è un esempio di tecnologia asimmetrica che possono utilizzare.
2 – Internet: la capacità dell’Iran di utilizzare Internet come mezzo per prendere di mira delle persone attraverso tentativi di phishing o azioni distruttive. Attaccano i loro avversari anche in questo modo.
3 – La loro propensione a stipulare accordi con i nostri avversari
Come rispondiamo? L’ultima cosa da fare è togliere il piede dal proverbiale pedale della pressione sul regime. Il pensiero che qualsiasi tipo di revoca delle sanzioni del regime si tradurrà in una risposta gentile è sbagliato.

David Shedd
In secondo luogo, è necessario sostenere l’opposizione interna. Questa è un’opportunità per l’amministrazione Biden di farlo.
Terzo, utilizzare i forum internazionali con gli Stati Uniti alla guida per mantenere le questioni relative ai diritti umani in prima linea.

Matthew Kroening

Matthew Kroening, PhD, politologo e stratega della sicurezza nazionale americano
I droni sono una vera minaccia in Medio Oriente. L’Iran sta usando la proliferazione dei droni per promuovere i propri obiettivi nella regione e destabilizzarla.
Se pensiamo alla competizione globale tra democrazia e autocrazia, dobbiamo concentrarci maggiormente sul regime iraniano.
L’aggressiva politica estera del regime ha messo il mondo contro di esso. Il regime spende anche molte risorse per reprimere il popolo iraniano.
Questo è un conflitto tra l’attuale regime in Iran e il resto del mondo.
Per quanto riguarda la sfida nucleare, in primo luogo, l’Iran è vicino ad avere capacità di armi nucleari. In questo momento, gli esperti hanno stimato che il tempo necessario all’Iran per realizzare tale capacità si è ridotto a tre settimane. Questa è la posizione peggiore in cui siamo stati.

Matthew Kroening
Perché ci interessa un Iran dotato di armi nucleari? Può portare alla proliferazione nucleare nella regione. Se dispone di armi nucleari, si impegnerà in politiche più aggressive nella regione. E può scatenare una guerra nucleare. Questo è qualcosa su cui stanno lavorando da più di 20 anni. Hanno negoziato il JCPOA in modo da poter continuare il loro programma. Dobbiamo concentrarci sul problema, che è il regime iraniano stesso.
Cosa fare al riguardo? Dobbiamo avere una pressione più forte. Il regime deve capire che se rimarrà sulla sua strada attuale ci saranno conseguenze. È importante sostenere le aspirazioni democratiche del popolo iraniano. E infine, dobbiamo tenere sul tavolo un’opzione militare come ultima risorsa per impedire all’Iran di costruire un’arma nucleare.
Il nostro obiettivo è avere, un giorno, un governo migliore in Iran.

Jonathan Ruhe

Jonathan Ruhe, direttore per la politica estera del JINSA
L’uso di droni da parte dell’Iran nella regione cerca di proiettare forza all’estero e compensare le sue debolezze all’interno. I droni del tipo che l’Iran usa per gli attacchi sono spesso indicati come i missili da crociera dei poveri.
L’Iran ha migliorato le sue capacità di droni e missili nei cinque anni in cui ha goduto dei benefici dell’accordo nucleare. Usa sempre più droni e missili in sciami misti.
Anche l’abilità dell’Iran di far proliferare queste capacità nella regione è importante. Circonda il Medio Oriente con campi di fuoco sovrapposti. Occorre avere una prospettiva a 360 gradi che complica la difesa aerea.
Il terzo problema è la mancanza di profondità della difesa da parte degli Stati Uniti e degli alleati nella regione.
I droni iraniani stanno diventando armi di efficacia di massa. L’attacco alla struttura saudita di Abqaiq è stata la verifica pratica dell’Iran per quanto riguarda la sua capacità con i droni. Questo attacco sarebbe potuto essere molto, molto peggiore. Da quell’attacco, abbiamo visto i droni diventare centrali nella proiezione di potenza dell’Iran nella regione.
Oggi l’Iran utilizza i droni nel 60% dei suoi attacchi in Medio Oriente.
Abbiamo bisogno di un’effettiva applicazione di sanzioni sulle capacità dell’Iran di procurarsi il materiale per queste attività.

Jonathan Ruhe

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