mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Iran-Rajavi: Né il compromesso, né la guerra, ma un cambiamento democratico

Iran-Rajavi: Né il compromesso, né la guerra, ma un cambiamento democraticoCNRI, 1 Febbraio – Maryam Rajavi, presidente eletta dalla resistenza iraniana in una conferenza stampa tenutasi il 31 gennaio nella sua residenza ad Auvers-sur-Oise, ha evocato la situazione in Iran. Si è dedicata ai gravi pericoli che pongono il programma nucleare del regime dei mullah e la sua ingerenza in Iraq. Ecco il testo del suo intervento:…

Tengo a ringraziare calorosamente il lord Russel Johnston, i senatori Jean-Pierre Michel e Patrick Van Krunkelsven come pure il sig. Paolo Casaca d’essere presente. Vi ringrazio tutti per la vostra presenza e vi porgo il benvenuto.

 Evocherò brevemente la situazione critica del nostro paese alla vigilia della riunione dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica.

Oggi, in una lettera ai dirigenti dell’Unione europea, come pure ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, facendo le mie congratulazioni per la loro posizione sulla necessità di inviare il dossier dei mullah al Consiglio di sicurezza, ho scritto che i paesi occidentali per attirarsi i favori dei mullah e riformare il regime, hanno fatto del popolo iraniano e della sua resistenza, un capro espiatorio. Ho detto loro che, le riforme sono in un vicolo cieco ed i mullah sono sul punto di avere la bomba. È tempo di adottare una nuova politica a favore del popolo iraniano e della sua resistenza, e sostenere un cambiamento democratico in Iran.

 In una parola, nominando Ahmadinejad, il regime iraniano ha fatto una scelta strategica: Garantire la sopravvivenza dei mullah ottenendo l’arma nucleare, divorando l’Iraq e manifestando la sua ostilità al processo di pace nella regione.

Questo regime non ha scelte intermedie: se arretra di un passo, va verso la sua caduta.
Vorrei porre alcune domande: si può ancora impedire ai mullah di ottenere la bomba atomica ed evitare un’altra guerra in questa regione?

Dopo venti anni di politica d’accondiscendenza con questo regime, è ancora possibile non ripetere l’esperienza di Monaco degli anni 30?

La mia risposta è sì, con un cambiamento democratico in Iran.

 La Comunità internazionale, si trova dinanzi ad una scelta delicata: Continuare il compromesso con i mullah ed arrivare alla guerra, o adottare la fermezza per allontanare gli ostacoli al cambiamento.

 nel luglio scorso, la resistenza iraniana aveva annunciato che con l’arrivo al potere d’Ahmadinejad, Khameneï avrebbe accentuato la repressione in Iran e avrebbe dichiarato la guerra alla Comunità internazionale. Oggi, il regime ha messo tutti i suoi mezzi al servizio di questa guerra. Ha creato un fronte di movimenti integralisti nella regione. Il suo obiettivo è di fare fronte al cambiamento.

Il 90% del popolo iraniano desidera un cambiamento di regime, contrariamente a ciò che i mullah cercano di fare credere, non è mai stato favorevole al programma nucleare nel quale la dittatura religiosa spende le ricchezze della nazione. Soprattutto quando le cifre ufficiali parlano oltre l’80% della popolazione sotto la soglia di povertà. È sostenendosi su questa volontà del popolo, che la resistenza iraniana ha denunciato i progetti nucleari dei mullah per impedirgli di ottenere l’arma atomica.

In estate 2002, rivelando le principali località ed i progetti d’arricchimento d’uranio e di produzione di plutonio, la CNRI ha informato il mondo di un progetto pericoloso, mantenuto segreto per 18 anni. Ma la Comunità internazionale ha ritardato per tre anni e mezzo il deferimento del dossier atomico al Consiglio di sicurezza. Questo regime è dunque più vicino che mai alla bomba.

Durante questo tempo, i mullah hanno completato i lavori nel sito nucleare d’Isfahan e nella fabbrica di produzione d’acqua pesante d’Arak che era allora nella sua prima fase. Fin dalla fine dell’anno successivo, ha potuto produrre plutonio che può servire nella fabbricazione della bomba. A Natanz, hanno installato 5000 centrifughe ed hanno fabbricato questo stesso numero d’apparecchi. Hanno anche prodotto e conservato i missili da 1500 a 2000 km di portata capaci di trasportare testate nucleari. 18 anni di dissimulazione.  Tre anni e mezzo di negoziati e di manovre dei mullah tra gli Stati Uniti e l’Europa ed in seguito tra l’Europa e la Russia, hanno messo sufficientemente in pericolo il mondo intero.

Non restano più tempi. Lancio un avvertimento: O il consiglio di sicurezza agisce rapidamente, o i mullah costruiscono la bomba.

L’ex segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano ha riconosciuto in luglio scorso che nel processo dei negoziati "abbiamo ottenuto grandi acquisizioni nel settore tecnologico, giuridico, politico, comunicazione e della sicurezza nazionale.” Siamo riusciti a recuperare il nostro ritardo nel nostro progetto nucleare (…) questa crisi nucleare risale il mese d’agosto 2002, quando i Mojahedin del popolo hanno che l’Iran stava fabbricando la bomba atomica in tre centri clandestini del paese (…) All’epoca, l’arricchimento si faceva in laboratorio; facevamo i primi passi ad Arak (…) apparentemente, avevamo accettato la sospensione delle nostre attività, ma effettivamente abbiamo potuto riempire la maggior parte delle nostre lacune (…) noi non abbiamo mai sospeso le attività negli impianti d’Isfahan. Il sito d’Arak neppure è stato mai sospeso (…) noi abbiamo così rimandato e fatto slittare l’interessamento del Consiglio di sicurezza dell’ONU per almeno due anni (…) noi abbiamo ottenuto le più grandi concessioni nel settore della sicurezza (…) nell’accordo di Parigi, l’Iran e l’Europa s’impegnano a cooperare nella lotta contro il terrorismo "(intervista al quotidiano ufficiale Keyhan del 23 luglio 2005)"

L’offerta ufficiale della troika europea al mullah diffuso in un documento e rivelato per la prima volta nell’ottobre 2004, proponeva la sospensione del programma nucleare in cambio del mantenimento del nome dei Mojahedin del popolo iraniano nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. È la più gran concessione fatta ai mullah per evitare loro un cambiamento. Ciò significa anche partecipare alla repressione del popolo iraniano.

 Hanno fatto questa concessione, mentre tutti i giorni, nel mio paese, ci sono scene terribili d’impiccagioni pubbliche, in particolare di giovani minori di 18 anni. Le donne e le giovani donne sono vittime della repressione, della discriminazione e delle umiliazioni più dure. Le bande legate al potere fanno traffico di donne e di ragazze verso i paesi vicini. Le reti di droga che dipendono dai mullah devastano una gran parte della nostra società. Le minoranze religiose ed etniche sono più represse che mai.

 Ma una minaccia ancora più importante del progetto nucleare dei mullah è la loro ingerenza a grande scala in Iraq, che è eclissato dal problema atomico. L’ampiezza dell’ingerenza dei mullah è tale che ha creato dei centri di detenzione e di tortura in questo paese e controllano un gran numero di ministeri.

I mullah considerano l’Iraq come un trampolino per dominare tutto il Medio Oriente. Oggi la dittatura religiosa utilizza la sua posizione in Iraq per fare arretrare i paesi occidentali sul nucleare. Questa proiezione in Iraq ha incoraggiato il regime a riprendere il demagogico slogan per eliminare Israele. Ha anche ripreso lo slogan della conquista di Gerusalemme passando per Karbala che è stata la parola d’ordine della guerra contro l’Iraq. La democrazia in Iraq e la pace nel medio oriente sono pericolose per i mullah; è per questo che fanno tutto per opporsi.

 Il mondo d’oggi è alla ricerca di una soluzione. Alcuni fanno credere che l’alternativa al compromesso sia la guerra straniera e che occorra accettare la realtà dei mullah con l’arma atomica. È ciò che la lobby del regime diffonde all’estero e che difende interessi economici importanti. Tuttavia gli altri pensano che la sola soluzione sia una guerra o un intervento militare straniero.

 Non sono d’accordo né con uno né con l’altro. La guerra non è l’alternativa alla politica di accondiscendenza, è il suo risultato logico.

 Otto anni di concessioni occidentali a questo regime per rafforzare Khatami, hanno permesso a Khameneï di nominare le bande più fasciste alla testa dello Stato. Ha allontanato tutti gli ostacoli per ottenere l’arma atomica e impadronirsi dell’Iraq. Dopo avere portato alla presidenza Ahmadinejad, Khameneï ha aumentato il potere del consiglio supremo di sicurezza nazionale aggiungendole sette nuove vice direzioni, che oltre al potere di decisione, gli danno anche un ruolo esecutivo. Ne ha affidato la direzione ai Pasdaran, le guardie della rivoluzione. Questo Consiglio, che inizialmente si riuniva una volta ogni quindici giorni, si riunisce ormai due volte la settimana. Il segretario di questo consiglio è generale del corpo dei Passdaran della rivoluzione, Ali Laridjani, il cui ruolo in politica estera è più importante di quello del ministro degli esteri.

 Il segretario esecutivo è un generale dei Pasdaran che ha diretto molti attentati terroristici all’estero. Le vice direzioni strategiche, politiche, della sicurezza interna e della difesa sono anche dirette dai generali dei Pasdaran. Il direttore del ramo strategico prima era vice-ministro della difesa e responsabile diretto dei progetti atomici e delle armi di distruzione di massa. Numerose riunioni sono presiedute da Khamenei. È lui che prende la decisione finale sui progetti atomici e sull’Iraq. Si tratta dei preparativi del regime per fare avanzare la sua politica.

 Tutto sommato, si può ancora evitare una gran catastrofe. Occorre cogliere l’ultima occasione. Penso che ci sia una terza via, ed è un cambiamento democratico in Iran da parte del popolo e della sua resistenza.

Nonostante la feroce repressione, le manifestazioni e gli scioperi si moltiplicano in tutto il paese. Nei mesi scorsi si sono stati 730 movimenti di protesta in Iran. L’aspirazione al cambiamento nella società iraniana si riflette nella resistenza organizzata che ha pagato un pesante tributo per la libertà con 120.000 martiri.

 Per un cambiamento in Iran, non chiediamo agli stati occidentali né armi né denaro: ma che blocchino le concessioni ai mullah; che tolgano il canestro dei petrodollari ai mullah, che rompano il silenzio e l’inerzia dinanzi alle violazioni dei diritti dell’uomo ed il terrorismo dei mullah, che rimuovano il nome dell’OMPI dagli elenchi del terrorismo e che aumentino le restrizioni ingiuste imposte alla resistenza; allora un cambiamento sarà a portata della mano.

 La resistenza presenta un’alternativa pluralistica ed ha dimostrato il suo potenziale di creareun cambiamento, con una vasta rete nella società iraniana ed un accesso ai più grandi segreti del suo nemico. È per questo che i mullah, grazie ai business con gli altri paesi esigono pressioni sulla resistenza, che è tassata di terrorismo e di setta, e che Mojahedin del popolo siano espulsi dall’Iraq ed estradati in Iran.

 Mojahedin del popolo, la forza assiale del CNRI, ha un’interpretazione democratica e tollerante dell’islam. In una petizione firmata l’anno scorso da 2, 8 milioni d’iracheni, si può leggere: "I Mojahedin del popolo è l’antitesi ed una diga politica e culturale importante dinanzi all’infiltrazione integralista ed è la forza più efficace per controbilanciare gli scopi espansionistici del regime iraniano".

 È la politica degli stati occidentali contro questo movimento, che ha in gran parte contribuito allo sviluppo delle correnti integraliste nella regione. Paralizzando i Mojahedin del popolo che difendono una visione democratica dell’islam, ha permesso alle correnti integraliste di occupare la parte anteriore della scena.

 Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana costituisce una coalizione di forze democratiche che richiedono una repubblica basata sulla separazione della religione dallo Stato. Abbiamo chiamato varie volte ad elezioni libere sotto l’egida dell’ONU. Ciò che i mullah non hanno mai accettato. La CNRI s’impegna, entro un termine massimo di 6 mesi dopo la caduta del regime, ad organizzare elezioni libere per un’assemblea costituente e legislativa, ed affidare la gestione del potere agli eletti del popolo.

 Vogliamo un Iran pacifico, senza armi di distruzione di massa e cercheremo di ricostruire il nostro paese distrutto dai mullah sviluppando la cooperazione con i vari paesi del mondo.

Permettete di rilevare nuovamente che i mullah hanno spinto la regione sul bordo del pozzo. La Comunità delle nazioni si trova dinanzi ad una scelta: Il compromesso con i mullah e la guerra o la fermezza e la pace.

 La resistenza iraniana pensa che i primi passi necessari per la Comunità internazionale siano i seguenti:

 1- L’esame senza indugio del fascicolo nucleare iraniano da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU.
 2- L’adozione di un embargo in armi, in petrolio, tecnologico e diplomatico contro la dittatura religiosa di Teheran.
 3- Il processo dei dirigenti del regime dei mullah da parte di un tribunale internazionale per i loro attentati terroristici all’estero ed i loro crimini commessi contro il popolo iraniano.
 4 –La rimozione dell’etichetta ingiusta di terrorista all’organizzazione del Mojahedin del popolo d’Iran ed il sostegno alla CNRI come resistenza legittima del popolo iraniano.

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