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Il console generale del regime clericale in Svezia rivolge un grave insulto alla celebre cantante iraniana, Gisoo Shakeri

Mercoledì 9 marzo, Mohammad Reza Nili, il console generale del regime clericale a Stoccolma, ha lanciato un sgradevole insulto alla nota cantante iraniana, la signora Gisoo Shakeri, dopo che lei si è opposta ad essere fotografata e filmata da lui fuori dall’aula del tribunale svedese, dove Hamid Noury, uno degli sgherri del regime è sotto processo per il suo ruolo nel massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici in Iran.
Gli agenti del regime sono infuriati per il sostegno incessante della signora Shakeri alla Resistenza del popolo iraniano, specialmente in difesa dei diritti e delle libertà delle donne iraniane, e dopo aver strappato e dato fuoco alle immagini di Khomeini, Khamenei e Ebrahim Raisi durante le sue performance nei raduni.
Anche in passato, l’artista è stata presa di mira dalle minacce e gli insulti degli agenti del regime in seguito ai suoi atti di protesta.
Ma l’insulto del diplomatico costituisce senza dubbio una chiara violazione della legge svedese ed europea e dovrebbe essere sanzionato con l’espulsione e il divieto di comparire di nuovo in tribunale.
A quanto risulta, durante l’udienza di ieri, le argomentazioni e le domande del Pubblico Ministero Kenneth Lewis hanno molto infastidito e irritato i funzionari dell’Ambasciata e del regime in Svezia. Nelle sue articolate osservazioni e domande il signor Lewis, un avvocato e giurista svedese di spicco, ha messo Hamid Noury all’angolo costringendolo a diverse ammissioni, gettando il panico tra coloro si trovano dietro le quinte di Noury, specialmente all’Ambasciata del regime, il che spiega il comportamento riprovevole di Nili fuori dell’aula.
I documenti presentati da Kenneth Lewis, tra cui un’audiocassetta di Nasserian (il religioso Mohammad Moghiseh[1] – un giudice penale tristemente famoso per aver condannato i prigionieri a morte o a lunghe pene detentive con false accuse) e Ali Razini[2] (capo della Sezione 41 della Corte Suprema del regime), che smentiscono le affermazioni di Hamid Noury e di tutti gli agenti del Ministero dell’Intelligence secondo cui lo scagnozzo coinvolto nel massacro del 1988 nella prigione di Gohardasht, fosse un altro individuo con lo stesso nome di Noury (Hamid Abbasi). Le citazioni e le argomentazioni sono state così precise che Noury ha inevitabilmente riconosciuto come la voce nell’audiocassetta fosse quella di Nasserian cercando inutilmente di correggere il tiro delle sue precedenti dichiarazioni.
Allo stesso tempo, gli sviluppi di quanto stava accadendo in tribunale in Svezia, hanno scatenato la reazione furiosa Kazem Gharibabadi, delegato agli affari internazionali della magistratura del regime, che si è scagliato contro i Mujahedin-e Khalq (MEK/PMOI). In preda alla frustrazione, si è anche rivolto con una serie di lettere al Segretario Generale delle Nazioni Unite, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, al presidente del Consiglio per i Diritti Umani, ai presidenti del Consiglio dell’UE, alla Commissione e al Parlamento Europeo per denunciare la popolarità del MEK tra i parlamentari e le istituzioni europee.
Il 20 febbraio scorso, Hossein Amir-Abdollahian, ministro degli Esteri del regime e aiutante del comandante “eliminato” della forza terroristica Quds, Qassem Soleimani, ha incontrato i ministri degli Esteri di Belgio e Svezia alla Conferenza di Sicurezza di Monaco lamentandosi dei processi in corso nei due Paesi contro il regime. Per quanto riguarda il processo a Hamid Noury, ha detto al ministro degli Esteri svedese: “È inaccettabile che le relazioni bilaterali tra i nostri paesi siano diventate un obiettivo della cospirazione del Mujahedin-e Khalq (MEK)”.

Segreteria del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (NCRI)
10 marzo 2022