giovedì, Dicembre 8, 2022
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Il prigioniero politico iraniano Saeed Masouri scrive al Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani

Il prigioniero politico iraniano Saeed Masouri ha scritto all’attuale sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani a Ginevra, per denunciare le recenti e continue aggressioni del regime dei mullah in Iran, contro i prigionieri politici, dopo la recente pubblicazione di una lettera congiunta inviata al Consiglio dai prigionieri politici, che lo esortavano ad estendere il mandato del suo investigatore sulle violazioni dei diritti umani in Iran.

Masouri, detenuto nel carcere di Gohardasht nella città iraniana di Karaj, a nord-ovest di Tehran, per essere membro del principale gruppo di opposizione iraniano, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI, o MEK), ha protestato per le recenti pressioni e le molestie subite dai suoi compagni di prigionia dopo la lettera congiunta firmata da 40 detenuti politici, che all’inizio di questo mese è stata inviata al Consiglio per appoggiare l’estensione del mandato dell’Inviato Speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran Ahmed Shaheed.

I detenuti politici hanno detto che il regime dei mullah non è riuscito ad ingannare o a corrompere Shaheed, i cui rapporti, hanno detto, hanno avuto effetti tangibili nelle carceri del regime.

Hanno poi aggiunto che i funzionari della magistratura del regime hanno offerto clemenza ai detenuti politici se avessero dichiarato che i rapporti di Shaheed sono falsi.

Dopo che la lettera dei detenuti politici è stata pubblicata gli aguzzini del regime hanno aumentato le pressioni sui firmatari. Tre di loro Iraj Hatami, Fareed Azmoudeh e Behzad Tarahomi, sono stati portati nell’ufficio del direttore e minacciati di essere trasferiti nella sezione dei detenuti comuni se avessero continuato ad inviare o a firmare lettere congiunte contro il regime.

Masouri, uno dei firmatari della lettera congiunta originale, ha allora scritto al Consiglio per i Diritti Umani, al Segretario dell’ONU Ban Ki-moon e ad Amnesty International avvertendoli che la vita di alcuni detenuti politici è in pericolo:

Ecco il testo della sua lettera:

Onorevole Consiglio per i Diritti Umani,

Come un detenuto che ogni giorno subisce orribili pressioni, aggressioni e attacchi insieme ad altri essere umani condannati alla reclusione, io dichiaro che i complici del presidente del regime iraniano Hassan Rouhani sono determinati ad assassinare e ad annientare molti detenuti, compresi tre miei compagni di cella, annunciando che le loro accuse sono “top-secret”. La ragione non è altro che un odio disumano. Stanno provocando detenuti pagati, ad attaccare gli altri con coltelli ed altre armi simili perché servano di lezione agli altri. Come al solito descriveranno questi incidenti come schermaglie comuni tra detenuti, attacchi di cuore, ictus, ingestione di una quantità eccessiva di pillole ecc… La verità è questi detenuti hanno solo appoggiato il Consiglio per i Diritti Umani e il suo Inviato Speciale, il Dr. Ahmed Shaheed, perché essendo da cinque anni in carcere, non esistono altre accuse.

Perciò, come loro compagni di cella, vi mettiamo in guardia contro le cospirazioni messe in atto contro questi detenuti, Iraj Hatami, Fareed Azmoudeh e Behzad Tarahomi, e che le loro vite sono davvero in pericolo. I primi responsabili di qualunque cosa possa accadere, altri non sono che la magistratura e il direttore del carcere di Gohardasht (Rajai Shahr). E la ragione è che il 6 Dicembre 2015 alcuni detenuti pagati per aggredire gli uomini summenzionati, li hanno minacciati con varie armi bianche e gli hanno bruciato il viso e la testa con le sigarette perché non protestassero più contro le condizioni ingiuste in tribunale e in carcere.

Io vi sto preannunciando che se i miei compagni di cella ed io verremo accusati di reati “top-secret”, di rivolta o di anarchia in carcere, in realtà staremo solamente protestando contro i provvedimenti ingiusti e i ricatti cui vengono sottoposti i detenuti, dato che non abbiamo più nessuno a cui rivolgerci per chiedere aiuto. Ora è il turno di questi detenuti. Perciò chiedo urgentemente a tutte le organizzazioni per i diritti umani, ed in particolare al Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani di non rimanere in silenzio di fronte a questa possibile catastrofe, altrimenti questa sarà la sorte nostra e di tutti gli altri detenuti.

Grazie,

Saeed Masouri – Carcere di Gohardasht

CC:

Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon

Amnesty International

 

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