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Rapporto settimanale: le Unità della Resistenza sfidano il regime clericale in tutto l’Iran

MEK Resistance Units strike a Basij facility in Kohgiluyeh, Iran — October 23, 2026

Le Unità della Resistenza del MEK colpiscono una struttura dei Basij nel Kohgiluyeh, Iran, 23 ottobre 2026

Nel corso del periodo settimanale di riferimento, dal 25 al 31 ottobre 2026, le Unità della Resistenza del MEK hanno condotto un’intensa campagna su scala nazionale in tutto l’Iran. Combinando azioni incendiarie mirate contro strutture di sicurezza del regime, un’ampia mobilitazione contro le esecuzioni e iniziative coordinate in occasione della Giornata di Ciro il Grande, le reti della Resistenza hanno dimostrato una crescente capacità operativa, dalla capitale fino alle remote province di confine. Presentati in ordine cronologico inverso, i seguenti dettagli riassumono le cinque diverse giornate operative di questo ciclo settimanale.

29 ottobre 2026

Il 29 ottobre 2026, le Unità della Resistenza a Zahedan hanno condotto azioni pubbliche all’insegna dello slogan centrale «Né Scià né mullah», respingendo esplicitamente sia la dittatura clericale al potere sia qualsiasi ritorno al regime monarchico. Operando sotto una pesante sorveglianza, i giovani hanno esposto cartelli e distribuito messaggi che riflettevano la strategia politica di Massoud Rajavi e Maryam Rajavi, sottolineando l’indipendenza nazionale, la sovranità popolare e l’instaurazione di una repubblica laica e democratica.

Contemporaneamente, una distinta ondata nazionale di operazioni tattiche è stata condotta in diverse province. Nella contea di Kohgiluyeh, un’azione incendiaria ha colpito il centro Basij «Anti-Imam Sadeq». A Khash, le Unità della Resistenza hanno preso di mira una base Basij del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). A Shahriar, due diverse strutture dei Basij dell’IRGC, compresi avamposti intitolati a comandanti del regime, sono state incendiate.

Ulteriori azioni di rappresaglia sono state compiute a Kermanshah, dove è stato dato alle fiamme un centro Basij dell’IRGC; a Rask, dove è stata incendiata la sede di un battaglione dell’IRGC; a Tabriz, dove sono stati bruciati cartelloni propagandistici del regime su un ponte; a Chabahar, dove è stata incendiata una base Basij dell’IRGC; e a Eslamshahr, dove è stato dato alle fiamme un cartello segnaletico relativo a una postazione d’intelligence dei Basij.

28 ottobre 2026

In occasione della Giornata di Ciro il Grande, le Unità della Resistenza hanno realizzato cinquanta iniziative rivoluzionarie in tutto l’Iran, utilizzando la commemorazione storica per sfidare l’autorità ideologica del regime. Nel sito storico di Pasargade, le Unità della Resistenza hanno organizzato azioni visive tattiche direttamente davanti alla Tomba di Ciro, esponendo cartelli scritti a mano contro l’autoritarismo e in omaggio a figure nazionali e della Resistenza. Azioni analoghe si sono svolte a Persepoli (Takht-e Jamshid).

A Shiraz, alcuni giovani hanno esposto manifesti e realizzato iniziative fotografiche presso importanti luoghi storici, tra cui Darvazeh Quran e Hafeziyeh, mostrando slogan che esprimevano l’impegno a liberare il Paese dal dominio clericale. In tutto il Paese sono state realizzate ulteriori esposizioni, azioni visive tattiche lungo le strade, installazioni di striscioni sui veicoli e distribuzioni di volantini a Teheran, Tabriz, Isfahan, Kermanshah, Hamedan, Arak, Kamyaran e Kangan (Kengavar).

Inoltre, una serie di azioni di rappresaglia ha fatto seguito alle incursioni governative contro le bancarelle dei venditori del mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Teheran. Tra queste vi sono state un’azione incendiaria contro il seminario «Velayat» a Teheran, attacchi con bottiglie Molotov contro un edificio locale del Comitato di Soccorso Khomeini e l’incendio di una base Basij dell’IRGC.

Ulteriori azioni a Shahriar, Tabriz, Mashhad, Masjed Soleiman, Iranshahr e Nazarabad (Karaj) hanno preso di mira striscioni di propaganda statale, immagini dei leader del regime e cartelli segnaletici relativi alle strutture d’intelligence dei Basij.

27 ottobre 2026

La mobilitazione per la Giornata di Ciro il Grande è iniziata con sessanta operazioni coordinate in numerosi importanti centri urbani, tra cui Teheran, Shahriar, Shiraz, Mashhad, Isfahan, Karaj, Ahvaz, Rasht, Kermanshah, Bandar Abbas, Hamedan, Arak, Ilam, Lahijan, Shahin Shahr, Jahrom e Ramsar.

A Teheran e Shiraz, azioni di gruppo con la partecipazione di più persone hanno visto l’impiego di volantini stampati e striscioni per promuovere il Piano in Dieci Punti della signora Maryam Rajavi per una repubblica democratica. A Isfahan, le Unità della Resistenza hanno organizzato azioni collettive esponendo striscioni di condanna della Guida Suprema e scandendo slogan a sostegno dell’Esercito di Liberazione.

A Hamedan e Karaj, azioni condotte da due persone e scritte sui muri hanno sottolineato la continuità storica della resistenza contro la tirannia. Attivisti ad Ahvaz, Ilam e Lahijan hanno realizzato numerose scritte sui muri ed esposto striscioni lungo le vie pubbliche.

26 ottobre 2026

In solidarietà con la 141ª settimana della campagna «Martedì contro le esecuzioni», le Unità della Resistenza hanno condotto diffuse attività di protesta e sostegno in numerose città per opporsi al crescente ricorso del regime alla pena capitale.

A Ramsar è stato diffuso pubblicamente un messaggio audio contro le esecuzioni di Stato, in difesa dei prigionieri politici e per chiedere la fine delle condanne a morte.

A Teheran, gli attivisti hanno realizzato scritte sui muri, azioni visive tattiche e affissioni di manifesti chiedendo l’immediato annullamento delle condanne a morte nei confronti di prigionieri politici, tra cui Manouchehr Fallah, Amirhasan Akbari Monfared, Arghavan Fallahi e lo studente detenuto Ehsan Faridi.

A Mashhad, Sari e Yazd, la distribuzione di immagini e manifesti ha richiamato l’attenzione sui detenuti politici a rischio di esecuzione, tra cui Zahra Tabari ed Eisa Chari, esprimendo solidarietà pubblica nei confronti dei dissidenti incarcerati.

Il ciclo operativo di cinque giorni della fine di ottobre evidenzia, secondo il rapporto, il progressivo accumularsi delle pressioni economiche, politiche e di sicurezza che il sistema clericale si trova ad affrontare. Invece di soffocare l’opposizione interna, il ricorso del regime al terrore di Stato e alla pena capitale avrebbe alimentato una resistenza organizzata e decentralizzata che sfida direttamente le sue istituzioni fondamentali.

Il contemporaneo targeting di strutture dell’IRGC, postazioni d’intelligence e simboli ideologici, accompagnato da un diffuso rifiuto sia del governo monarchico sia di quello clericale, evidenzierebbe l’incapacità del regime di ripristinare la stabilità interna. Con il crescente livello di esasperazione nel Paese, il ricorso di Teheran alla mobilitazione forzata e alla repressione da parte degli apparati di sicurezza mostrerebbe un sistema che opera in una condizione di emergenza permanente, nella quale la continua intensificazione della repressione sottolinea una vulnerabilità sistemica piuttosto che un effettivo controllo interno.