
Maryam Rajavi ha condannato con forza questo crimine disumano e ha chiesto un intervento urgente dell’ONU per salvare gli altri prigionieri nel braccio della morte
All’alba di lunedì 5 ottobre 2026, alla vigilia del 10 ottobre, Giornata mondiale contro la pena di morte, i carnefici del regime dei mullah hanno commesso un crimine efferato impiccando Alireza Sepahi, 24 anni, e Alireza Raisi, 21 anni, due detenuti della rivolta di gennaio, nel carcere di Dastgerd a Isfahan. La magistratura del regime aveva fabbricato accuse a loro carico, tra cui «inimicizia contro Dio» (Moharebeh) tramite l’uso di armi, «corruzione sulla terra» e azioni contro la sicurezza nazionale. Nel lessico del fascismo religioso che governa l’Iran, la sicurezza nazionale non significa altro che la sicurezza del regime disumano dei mullah.
I due erano stati condannati a morte nel caso di Isfahan noto come caso di «piazza Alikhani», in cui persero la vita quattro agenti delle Unità Speciali impegnati a reprimere la popolazione durante la rivolta. Le condanne a morte sono state emesse dai giudici-boia del regime, Morteza Barati Dorcheh e Mohammadreza Tavakoli. Altre ventitré persone coinvolte nel caso sono state condannate a pene detentive da 5 a 10 anni, mentre diverse altre restano sotto condanna a morte.
In precedenza, cinque imputati di questo caso (Erfan Esfandiari, Gol-Mohammad Mohammadi, Amirhossein Safari, Abolfazl Sepahi, cugino di Alireza Sepahi, e Ghaem Hosseini) erano stati impiccati a luglio e ad agosto di quest’anno. Era stato negato loro il diritto di scegliere i propri avvocati, e i difensori d’ufficio non avevano ricevuto alcun accesso agli atti. La Segreteria del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) aveva messo in guardia contro l’esecuzione di questi prigionieri il 19 luglio, il 28 luglio e il 20 agosto, chiedendo agli organismi internazionali di intervenire immediatamente ed efficacemente per salvarli.
La signora Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha condannato con forza il crimine disumano di oggi, che costituisce una palese violazione del diritto internazionale alla vigilia della Giornata mondiale contro la pena di morte. Ha esortato le Nazioni Unite, gli Stati membri e le autorità competenti in materia di diritti umani ad agire subito e in modo efficace per fermare le esecuzioni dei prigionieri politici e della rivolta, in particolare degli altri condannati a morte nel caso di piazza Alikhani. Ha ribadito ancora una volta la necessità di consegnare alla giustizia i leader del regime e i suoi giudici criminali per cinque decenni di crimini contro l’umanità e genocidio.
Segreteriato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI)
5 ottobre 2026

