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Rapporto settimanale: i sostenitori del CNRI si mobilitano all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e in tutta Europa

Iranians and NCRI supporters rally in New York on September 23, 2026, to protest the presence of the Iranian regime’s delegation at the UN General Assembly

Il 23 settembre 2026, a New York, si sono radunati iraniani e sostenitori del CNRI per protestare contro la presenza della delegazione del regime iraniano all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Dal 20 al 26 settembre, i sostenitori del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) e dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK), insieme alle comunità della diaspora iraniana, hanno organizzato una serie di manifestazioni, veglie, sit-in, marce, mostre pubbliche e campagne di sensibilizzazione in tutta Europa e negli Stati Uniti. La mobilitazione è culminata il 22 e il 23 settembre con due grandi dimostrazioni di fronte alla sede delle Nazioni Unite durante l’81a Assemblea Generale dell’ONU, dopo una settimana di attività di sensibilizzazione nelle strade e veglie a lume di candela a Manhattan. In tutta Europa, gli attivisti hanno protestato contro le esecuzioni e le incarcerazioni politiche, hanno commemorato le vittime del massacro del 1988 e delle rivolte del 2022 e del gennaio 2026, hanno sostenuto la campagna “I martedì del No alle esecuzioni”, hanno contestato la presenza diplomatica di Teheran e hanno promosso una repubblica democratica laica, respingendo sia la monarchia che la dittatura teocratica.

26 settembre 2026

A Stoccolma i sostenitori del CNRI si sono riuniti davanti al Ministero degli Affari Esteri svedese per condannare le esecuzioni di prigionieri politici da parte del regime e per commemorare la rivolta del 27 settembre 1981 a Teheran. I partecipanti hanno esortato il governo svedese ad agire con decisione, chiedendo l’immediato rilascio di tutti i prigionieri politici e la chiusura dell’ambasciata iraniana, da loro definita un centro di spionaggio e terrorismo. La manifestazione ha ribadito il rifiuto unanime sia della dittatura monarchica che di quella teocratica, esprimendo sostegno al CNRI come alternativa democratica. Contemporaneamente, a Lione, in Francia, il Comitato a sostegno dei diritti umani in Iran (CSDHI) e i sostenitori della Resistenza hanno allestito una mostra fotografica davanti al municipio. L’esposizione pubblica ha presentato una cronologia dettagliata delle esecuzioni su vasta scala del regime avvenute nel 2026, suscitando un notevole interesse tra i residenti locali e sensibilizzando l’opinione pubblica sulla persistente crisi dei diritti umani in Iran.

25 settembre 2026

A Berlino i sostenitori del CNRI hanno celebrato il 210° giorno consecutivo di sit-in davanti all’ambasciata iraniana. I partecipanti hanno chiesto l’immediata chiusura della missione diplomatica del regime, identificandola come un nodo centrale per lo spionaggio e il terrorismo in Germania. La manifestazione ha ribadito l’opposizione sia al governo clericale sia a un ritorno al precedente sistema monarchico, sostenendo la necessità di una repubblica libera e democratica come futuro definitivo dell’Iran.

24 settembre 2026

I sostenitori hanno organizzato una mostra di libri e fotografie presso Place de la République a Parigi, con l’obiettivo di denunciare il deterioramento della situazione dei diritti umani in Iran. L’evento ha posto l’accento in particolare sul ricorso alla pena di morte da parte del regime nei confronti dei prigionieri politici e delle persone arrestate durante le rivolte nazionali. Gli organizzatori hanno esortato l’opinione pubblica francese e la più ampia comunità internazionale a riconoscere il netto rifiuto da parte del popolo iraniano sia della dittatura monarchica che di quella teocratica, chiedendo azioni concrete contro le continue violazioni dei diritti umani.

23 settembre 2026

A New York gli iraniano-americani e i sostenitori del CNRI sono tornati a Dag Hammarskjöld Plaza per il secondo giorno consecutivo, in occasione del discorso del presidente del regime iraniano Masoud Pezeshkian all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I manifestanti hanno protestato contro le esecuzioni e la repressione politica in Iran, hanno contestato la pretesa del regime di Teheran di rappresentare il popolo iraniano e hanno espresso sostegno a una transizione guidata dall’Iran verso una repubblica democratica. L’ex senatore del New Jersey Robert Torricelli, l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, l’ex ambasciatore statunitense Marc Ginsberg e rappresentanti dell’opposizione iraniana sono intervenuti alla manifestazione, mentre la presidente-eletta del CNRI, Maryam Rajavi, ha pronunciato un discorso in cui affermava che gli iraniani dovrebbero decidere autonomamente il proprio futuro politico.
Reuters ha documentato la presenza di manifestanti iraniano-americani sia il 22 che il 23 settembre, identificando gli eventi come raduni organizzati dai sostenitori di Maryam Rajavi e del MEK presso la piazza Dag Hammarskjöld.
Fox News ha riferito che i manifestanti hanno protestato mentre Pezeshkian si rivolgeva alle Nazioni Unite, scandendo ripetutamente lo slogan: “Sono terroristi. Devono andarsene!”.
L’agenzia EFE ha riferito che il 23 settembre alcuni iraniani con cartelli recanti la scritta “Iran libero” hanno manifestato davanti alla sede delle Nazioni Unite.

22 settembre 2026

Secondo gli organizzatori, migliaia di iraniani americani e sostenitori del CNRI si sono radunati di fronte alla sede delle Nazioni Unite all’inizio delle riunioni di alto livello dell’Assemblea Generale, chiedendo la fine delle esecuzioni politiche e della repressione e sostenendo un cambiamento democratico guidato dagli iraniani stessi. I partecipanti hanno esposto fotografie delle vittime, striscioni dell’opposizione e slogan che respingevano sia l’attuale sistema clericale sia la restaurazione della monarchia deposta, mentre gli oratori hanno posto l’accento sul Piano in Dieci Punti di Maryam Rajavi e sulle attività delle unità di resistenza in Iran.
Secondo quanto riportato da CBS News New York, alcuni cittadini iraniano-americani si sono riuniti davanti alla sede delle Nazioni Unite chiedendo alla comunità internazionale di portare il governo iraniano a rispondere dei suoi crimini.
Il New York Post ha riportato che migliaia di persone si sono radunate davanti alla sede delle Nazioni Unite chiedendo la fine delle esecuzioni politiche e invocando un sistema democratico libero in Iran.

21 settembre 2026

Una mostra fotografica si è tenuta all’esterno della sede europea delle Nazioni Unite a Ginevra. In concomitanza con la 63ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’esposizione ha messo i delegati internazionali di fronte a una documentazione visiva di prigionieri politici giustiziati e vittime delle recenti rivolte. L’evento mirava a richiamare l’attenzione delle istituzioni internazionali sull’urgente crisi dei diritti umani e sul continuo ricorso alla pena capitale contro i dissidenti.

19 settembre 2026

Nel fine settimana si è svolta una mobilitazione coordinata in diverse città europee per protestare contro l’ondata di esecuzioni in Iran e chiedere giustizia. A Stoccolma i manifestanti si sono radunati davanti al Ministero degli Esteri svedese, rendendo omaggio ai membri caduti dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI) e sollecitando il governo a chiudere l’ambasciata iraniana. Un evento parallelo a Malmö ha ripreso le stesse richieste, definendo l’ambasciata un centro di spionaggio contro gli iraniani che lottano per la libertà. A Bellinzona e Heidelberg delle mostre hanno reso omaggio alle vittime della rivolta del 2022, tra cui il campione di wrestling giustiziato Navid Afkari, e hanno sollecitato la comunità internazionale a salvare i prigionieri politici attualmente nel braccio della morte.
A Bucarest gli organizzatori hanno lanciato un appello urgente per impedire l’imminente esecuzione dei manifestanti arrestati durante la rivolta del gennaio 2026, raccogliendo manifestazioni di solidarietà da parte dei cittadini rumeni. Ad Amburgo i partecipanti hanno condannato l’esecuzione mirata dei prigionieri politici del MEK e hanno esortato il governo tedesco ad adottare una politica più ferma nei confronti di Teheran. A Parigi un’ulteriore mostra fotografica di ampio respiro ha documentato decenni di violenza di Stato, dal massacro del 1988 alle recenti proteste. A New York l’Organizzazione delle Comunità Iraniano-Americane (OIAC) ha gettato le basi per le imminenti proteste davanti alle Nazioni Unite con veglie a lume di candela nei pressi del quartier generale dell’ONU, adornando le strade con ritratti delle vittime, rose e striscioni.

La sincronizzazione delle massicce proteste a New York durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con le continue manifestazioni in tutta Europa dimostra l’esistenza di una diaspora altamente organizzata, capace di sfidare direttamente la legittimità internazionale del regime. Mantenendo un’attenzione costante sulla dipendenza del clero dalle esecuzioni e dal terrore interno, queste mobilitazioni globali contrastano attivamente i tentativi di Teheran di proiettare un’immagine di stabilità sulla scena mondiale. Il rifiuto esplicito sia dell’attuale teocrazia che dell’ex monarchia segnala una strategia politica unitaria, che pone la visione della Resistenza di una repubblica laica e democratica come alternativa definitiva a un regime sempre più paralizzato dalle proprie crisi interne ed esterne.