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IRAN: MOHADDESSIN (CNRI), ‘PERICOLO MASSACRO PRIGIONIERI POLITICI’ = ‘servono azioni urgenti da Onu, Usa e Ue’

Bruxelles, 1 apr. (Adnkronos) – La nuova ondata di esecuzioni politiche in IRAN rischia di essere “un preludio a un massacro di
prigionieri politici, simile a quello del 1988, quando il regime, di fronte alle conseguenze della sua sconfitta nella guerra con l’Iraq, eseguì esecuzioni di massa in cui 30.000 prigionieri politici furono giustiziati”. Lo dichiara Mohammad Mohaddessin, presidente della Commissione per gli affari esteri del Consiglio nazionale della resistenza dell’IRAN (Ncri), nel corso di una videoconferenza, ricordando che oltre il 90% delle vittime di quel massacro erano membri della forza di resistenza Mek.

L’appello di Mohaddessin, rivolto alle alte cariche di Onu, Usa e Ue, è quello di “intraprendere azioni urgenti per fermare l’esecuzione dei prigionieri politici in IRAN, in particolare dei due membri dei Mek che affrontano un’esecuzione imminente”, ossia Abolhassan Montazer, 67 anni, e Vahid Bani Amerian, 33 anni, che tuttora rimangono nel braccio della morte. La Corte Suprema iraniana ha confermato anche le condanne a morte di altri quindici membri dei Mek e attendono di essere
eseguite.

Il contesto è quello della recente esecuzione di quattro membri del Mek: Mohammad Taghavi, Akbar Daneshvarkar, Babak Alipour, e Pouya Ghobadi. Come spiega Mohaddessin, oltre 2,000 membri della resistenza sono scomparsi durante l’ondata di proteste di gennaio. Tuttavia, l’organizzazione è attiva in tutte e 31 le province del Paese, e le unità ch la compongono “si stanno trasformando in un esercito di liberazione. Solo nell’ultimo anno, hanno condotto 4.092 operazioni anti-repressione. Durante la rivolta di gennaio, hanno condotto 630 operazioni per affrontare le forze repressive del regime e proteggere i manifestanti”.

“Ciò che lo stesso regime ha riconosciuto riguardo a questi quattro membri giustiziati è solo un piccolo riflesso delle capacità di questa forza”, continua il membro del Ncri, citando la leader dell’organizzazione Maryam Rajavi, secondo cui le esecuzinoi “riflettono la paura e la disperazione del regime clericale di fronte a una popolazione infuriata e al crescente sostegno alle unità di esistenza e all’esercito di liberazione. Condurre tali esecuzioni nel mezzo di una guerra esterna è una chiara ammissione che il principale nemico del regime è il popolo iraniano e la sua resistenza. Sebbene il regime cerchi di sfruttare la guerra esterna per mascherare le sue profonde e irrisolte crisi interne, non può sfuggire al suo inevitabile rovesciamento da parte del popolo e della resistenza”.